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Storia e Arte

  1. IL PALAZZO E IL CONTESTO

Il palazzo della Rappresentanza del Governo per la Regione Sardegna[1], già sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche[2] e oggi sede anche del T.A.R.,  è sito in via Sassari n. 17  a Cagliari[3].  

La Rappresentanza del Governo sovraintende alle funzioni amministrative dello Stato non delegate e le coordina con quelle esercitate dalla Regione, in applicazione all’art. 48 della Legge costituzionale del 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna)[4] .

L’edificio in questione è situato nel quartiere di Stampace[5] ed è stato costruito tra il 1925 e il 1927 dall’Impresa Costruzioni Asismiche Società Anonima “C.A.S.A.” di Reggio Calabria, su progetto dell’architetto Augusto Valente[6]. Confinante con la scuola elementare “Satta”, il palazzo presenta due fronti esterni con affaccio rispettivamente su Piazza del Carmine e su una traversa di via Sassari. Caratterizzato da motivi di stampo eclettico, prevalentemente rinascimentali e manieristi, è stato a lungo la sede del Provveditorato alle Opere Pubbliche, attivissimo per i grandi lavori voluti dal Regime fascista e oggi sede del Tribunale Amministrativo Regionale e della Rappresentanza del Governo per la Sardegna. L’edificio, a base rettangolare, è costituito da un seminterrato e da quattro piani fuori terra con facciate variamente decorate, muratura lapidea, copertura piana praticabile, infissi esterni in legno, pavimenti misti e rivestimenti murari decorati in alcune stanze. Sempre all’interno si trovano finiture e componenti decorative originarie, sopravvissute alle ristrutturazioni,  quali il pavimento a quadrette di cemento con disegni, soffitti, rivestimenti murari, ed ancora porte e arredi della tradizione sarda. Nella sala di rappresentanza del T.A.R. è conservata una celebre decorazione pittorica di Filippo Figari, realizzata tra 1928 e 1929 e dedicata a scene della tradizione sarda[7].

 

Note:

[1] Il palazzo è stato dichiarato di interesse culturale storico artistico con declaratoria n. 1864 del 16/03/1990 ex art. 4 della L. 1089/39 ai sensi dell’art. 10 comma 1 del decreto legislativo 22 Gennaio 2004, n.42 e s.m.i. e rimane dunque sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nel predetto Decreto Legislativo.

[2] Il Provveditorato alle Opere Pubbliche mantenne l’uso dell’edificio fino al 1946 (come da verbali di dismissione e consegna depositati negli archivi della Rappresentanza del Governo in cui la proprietà dell’edificio passò dal Ministero dei Lavori Pubblici al Ministero dell'Interno).

[3] Nel Catasto identificato con: N.C.E.U. al foglio 18 sez A di Cagliari, Mappale 5082 sub,1,2,3,4.

[4] Tra i compiti svolti trasmette, con eventuali osservazioni, le leggi emanate dal Consiglio Regionale, la cui impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale è di spettanza del Governo, ai sensi degli artt. 127 e 123 della Costituzione. Ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 6 maggio 1972, n. 297, inoltre, cura il procedimento di attribuzione della qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza al personale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Autonoma della Sardegna e ne gestisce l’eventuale contenzioso. Esercita compiti che non derivano dallo Statuto speciale della Regione Sardegna, ma essendo attribuiti dalla legislazione ordinaria statale non coinvolgono direttamente lo svolgimento delle prerogative di autonomia della Regione, essi sono: occuparsi degli adempimenti connessi all’acquisizione dalla Ragioneria Provinciale dello Stato, ai sensi dell’art. 62 del decreto legislativo del 30 marzo 2001 n. 165, dell’elenco degli enti che non hanno provveduto a inviare il conto annuale delle spese per il personale entro i termini indicati dalla Ragioneria Generale dello Stato; cura gli eventuali adempimenti connessi agli artt. 429-430 del Presidente della Repubblica del 15 marzo 2010 n. 90; comunica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri le criticità economiche e sociali della Regione, a margine degli incontri con le parti sociali; Interviene nei confronti degli uffici della Regione al fine di acquisire notizie, dietro espressa richiesta degli organi centrali dello Stato, su argomenti di specifico interesse che riguardino attività di competenza della Regione (si veda il sito istituzionale: http://www.rappresentanzagovernosardegna.gov.it/).

[5] il quartiere di Stampace, allo stesso modo di Villanova, si estende come appendice del Castrum, borgo al servizio dei Signori, anche se cinto da mura, ora non più esistenti, con una torre per ciascuna porta d’accesso. All’interno delle mura il borgo aveva tutte le sue strade, parallele a quella del soprastante Castrum, che prendevano nome dalle chiese (Stampace, infatti, è il quartiere storico con il maggior numero di chiese). Il quartiere di Stampace risulta ancora, alla metà dell’Ottocento, edificato prevalentemente nella porzione a valle di Castello, mentre il Corso Vittorio Emanuele funge da asse matrice  per un’ edificazione di tipo nastriforme almeno fino alla chiesa dell’Annunziata; immediatamente  a monte ed a valle delle case lungo il corso  sono documentati ampi  spazi verdi, almeno fino al borgo di S. Avendrace. I primi piani di edificazione di un certo rilievo hanno oggetto, a partire dalla metà dell’Ottocento, proprio l’area di piazza del Carmine, individuata assieme alla Marina come il nuovo centro direzionale della città e luogo ideale per l’edificazione di edifici di pregio per la sempre più potente borghesia cagliaritana. Il consiglio degli edili affidò il progetto di sistemazione della zona del Carmine dapprima a Giuseppe Stressa nel 1839 e poi a Gaetano Cima, nel 1941; il primo aveva previsto uno spazio rettangolare cinto per tre lati da una serie omogenea di palazzi porticati e chiuso sul quarto lato dalla sporgenza della chiesa del Carmine. Il Cima ipotizzò invece una piazza che includesse anche la chiesa di S. Nicolò, in asse con il viale alberato secondo il tracciato del futuro Viale S. Pietro (oggi Viale Trieste). Nonostante la proposta del Cima, che avrebbe potuto offrire maggior respiro alla piazza, il progetto non venne eseguito e nel 1842 si realizzò solamente lo starello (rettangolo di 100 m per 50 m) con quattro cippi di marmo  che per decenni saranno l’unico riferimento della piazza.  Nel 1882 venne collocata la Statua dell’Immacolata su un altissimo e sproporzionato piedistallo e la piazza del Carmine continuò comunque a essere uno spazio in edificato.  Nel 1886 Francesco Todde Deplano, avvocato, imprenditore e proprietario del giornale “La scintilla”, ottenne  in concessione i terreni circostanti la piazza del Carmine con l’impegno di costruire 5 edifici entro un quinquennio. L’avvio dei lavori, tuttavia, fu bloccato già nel 1887 dal crack finanziario delle banche cittadine, che coinvolse sia il Todde Deplano che il comune. L’epilogo della vicenda fu tragico, in quanto nel 1891 il Todde Deplano morì con altre quattro persone nel rovinoso crollo di un palazzo non ultimato  e collocato nel lato sud, suscitando un sincero cordoglio cittadino. Nel lato sud ovest della piazza, sulla stessa area del palazzo Todde Deplano, furono edificati successivamente i palazzi Chapelle, Aurbacher, Boscaro, Rocca e Cocco, definendo così l’intero complesso tra le vie Sassari e Maddalena. L’intento dell’Amministrazione Pubblica, come già detto, era quello di creare un nuovo centro direzionale nella zona di Stampace nel quale avrebbero trovato posto, oltre all’edificio edificio scolastico voluto dal Todde Deplano, anche il palazzo del Comune e nuovi edifici privati di particolar pregio. Nel 1904 venne inaugurata sul lato sud est della piazza la scuola Satta. Nel 1927 venne inaugurato il lato nord est con il palazzo del Provveditorato delle Opere Pubbliche, divenuto poi sede T.A.R.. Iniziato nel 1927, il lato nord Piazza del Carmine viene inaugurato solo nel 1932 con il Palazzo delle Poste (le notizie sono ricavate dalla relazione di vincolo all’edificio  DDR. n. 2 del 31.1.2010).

[6]T. K. KIROVA, M. PINTUS, F. MASALA (a cura di), Cagliari Quartieri storici. Stampace, Silvana editoriale, Milano 1995, p. 27, 100; T. K. KIROVA, M. PINTUS, F. MASALA, 1995, p. 122;
G. LODDO, Cagliari. Architetture dal 1900 al 1945, Cagliari, Coedisar, 1999, p. 35; F. MASALA, Architettura dall'Unità d'Italia alla fine del '900, Ilisso, Nuoro 2001.

[7] Le notizie sono tratte da: http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=19468&v=2&c=2488&c1=2123&t=1.

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